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Una giornata con Goppion caffè

L’amore viscerale per il caffè è di famiglia ed è questo, forse, che lo rende ancor di più un rito nella mia vita, un momento speciale al quale affidare trattative di lavoro, confidenze tra amiche, chiacchiere tra parenti, sorrisi tra innamorati.

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Tutto inizia con il rumore. Quello che solo la moca può fare (non me ne vogliano gli amanti delle macchinette e affini). Il lieve gorgoglio che ti avvisa che sta uscendo il caffè e devi prepararti a versarlo nella tua tazzina è ineguagliabile.

Poi il profumo. L’aroma del caffè appena fatto, ancora bollente nella caffettiera, è come la carezza di una nonna che ti sveglia per darti il buongiorno. O, almeno, questa è l’immagine che ho conservato io nella mia memoria perchè è così che la mia mi avvisava che il nostro caffè mattutino era pronto in tavola. E, avvolta dalle note tostate, mi dirigevo a occhio chiusi verso la cucina, guidata come da un pifferaio magico.

Il calore e la consistenza. Anche se il caffè lo bevo anche freddo, la mattina lo esigo bollente. Anche in estate. Magari perdo uno o due minuti a soffiarci sopra per non scottarmi il palato (cosa che, però, mi succede lo stesso), ma dentro la mia tazzina deve essere fumante.

Infine, il sapore. Finalmente. Io lo adoro amaro (perchè quando un caffè è davvero buono mi sembra quasi di contaminarlo aggiungendo dello zucchero). Assaggio prima un sorso piccolo, un po’ per la paura che sia ancora troppo caldo e un po’ perchè mi viene d’istinto verificare che sia stato fatto bene. Anche quando a prepararlo sono io. Non si sa mai, qualche secondo in più sul fuoco e può avere dei fastidiosi sentori di bruciato, per esempio.

Mentre bevo il mio caffè il mondo si ferma, anche se nel frattempo sto facendo altre mille cose insieme. E’ una questione totalmente mentale. Quando ho del caffè in bocca mi sto rilassando. Oppure sto prendendo la carica per affrontare qualcosa di impegnativo. Un amico più che una bevanda, insomma.

Questo per dire che è stata una gioia quando ho ricevuto l’invito a fare visita a una delle aziende di caffè più importanti del panorama italiano, la Goppion (a Preganziol).

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Ho potuto vedere con i miei occhi i processi che portano il chicco (verde) di caffè a diventare uno dei prodotti più consumati da me (e non solo) tutti i giorni, in tutto il mondo.

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Ho scoperto la storia di questa azienda che inizia molti anni fa. Chiamarla azienda forse è riduttivo, è una famiglia. E questo è un valore aggiunto che di sicuro ha contribuito a rafforzare e a rendere il gruppo quello che è oggi: una realtà solida e in crescita.

La passione e l’amore si vedono, senza bisogno di cercare troppo, nelle parole e nello sguardo di Paola Goppion. La gentilissima padrona di casa che ci ha fatto strada nelle stanze della sua azienda e ha accolto me e gli altri invitati della giornata come ospiti più che speciali.

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Ormai si è capito che io ho un debole per persone di questo tipo, che mettono tutte loro stesse nel mestiere che fanno e sono così appassionate che riescono a trasmettere l’entusiasmo anche a chi vuole ascoltare.

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In questa occasione ci è stato presentato un nuovo progetto legato al mondo dei caffè in filtro: il Biondo. Il nome è tutto un programma, ma deriva dal fatto che i chicchi vengono tostati per un tempo minore e, quindi, sono più chiari rispetto ai soliti. Sono “biondi”, appunto.

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Il pack è stato studiato, come tutti gli altri, con particolare cura. Io lo trovo molto carino e attuale. Studiato da Nicola Ferrarese, ideatore del logo, che lo ha prima disegnato a mano su una lavagna e poi lo fotografato.

A questo punto non vi resta che provare voi stessi. Se siete amanti (e un po’ maniaci) del caffè come me, non ve ne pentirete.

Qui il video della preview.





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