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Quale Brutto sei?

Quale Brutto sei?
Con questa domanda, simpaticamente provocatoria, il Brutto è entrato nella mia casa (e nel mio bicchiere). Un vino sicuramente diverso rispetto a quelli che sono solita bere e proprio per questo l’ho assaggiato con più gusto (e attenzione).

brutto

Prima di tutto, una piccola scheda introduttiva per capire “chi è” il Brutto.

Si tratta di un vino tipico delle colline Trevigiane e della tradizione.
Il vino dei nonni quando non esistevano tecnologia e chimica.
Rappresenta la tradizione delle colline Trevigiane, non solo quelle di Valdobbiadene, ma anche di Asolo. Nato prima del Prosecco che siamo abituati a bere oggi, in un periodo in cui ancora non esistevano le autoclavi. La prima fermentazione avveniva dopo la pigiatura dell’uva, col freddo il vino andava in “letargo”, per poi risvegliarsi quando la temperatura della cantina superava i 10°-12°.
In realtà il Prosecco tradizionale si beveva per la maggior parte dell’anno tranquillo, perché non esistevano tappature che potessero preservare le bollicine a lungo. Questa tipologia di vinificazione è stata accantonata per tanti anni, perché i produttori si accorsero che era più facile e remunerativo produrre il vino in autoclave. Ancora adesso molti produttori credono che non sia un vino facile da comunicare.
Rispetta i cicli delle stagioni, non ha conservanti e una volta imbottigliato non si può correggere.
Va imbottigliato la settimana di Pasqua, si risveglia con i primi caldi della Primavera. Si devono utilizzare basi buone perché una volta imbottigliato non può più essere modificato come avviene nel metodo classico, dove dopo la sboccatura, il vino viene completato con dosaggi. Non ha conservanti, il lievito e il gas delle fermentazioni hanno azione protettiva.
E’ sempre diverso di anno in anno, di bottiglia in bottiglia. Ha un’anima, esprime un terreno ben preciso.
A differenza degli charmat (fermentazione in autoclave) esprime grandi diversità anche in terreni vicini. Il vino non è stabile, ma cambia nel corso dell’anno evolvendosi.

Insieme al Brutto è arrivato anche l’invito dell’azienda vinicola Montelvini a sperimentare con il vino. Una sorta di “gioco” con lo scopo di capire quale dei due modi per bere il Brutto fosse più adatto ai miei gusti.

Iniziamo con il primo: lasciare i fondi sul fondo.
Per fare questo è necessario prendere la bottiglia e lasciarla in piedi per almeno due giorni. Il torbido (ovvero i lieviti della rifermentazione) si depositerà, quindi, sul fondo. Una volta passato il tempo consigliato si può stappare la bottiglia avendo molta cura di non agitare il contenuto e versare il tutto delicatamente in una caraffa. Questo perché il torbido possa rimanere nella bottiglia dove verranno lasciate due dita di vino.

Ero pronta finalmente per l’assaggio, ma a quel punto, visto che si doveva “giocare” l’ho fatto fino in fondo. Ho preparato un antipasto da abbinare al mio vino, senza avere la certezza che sarebbe andato a buon fine.

Il primo assaggio è avvenuto con il vino da solo.
Il colore si è presentato, come già immaginavo avendo letto la descrizione, giallo paglierino leggermente spento. Anche se i lieviti erano rimasti sul fondo, il colore non era brillante o cristallino. In questo caso specifico non è una pecca, ma bensì una peculiarità dei vini naturali.
Detto questo, visivamente era un bel vino. Le bollicine erano numerose e piuttosto fini.

Delicato al naso, sapido e morbido in bocca. La quasi totalità di assenza di zuccheri, che si avverte chiaramente, è un’altra peculiarità del vino. A me personalmente piace molto.

Nel complesso, un vino armonioso e beverino.
Brutto

Come accennato sopra, non avendolo mai assaggiato, ho azzardato un abbinamento con il pesce. Nello specifico gamberi con avocado (conditi con olio, limone, pepe e senape) e salmone affumicato con aneto.

Il Brutto con i gamberi lo riproporrei volentieri. Il salmone affumicato proprio no. Il pesce ha sovrastato del tutto il vino. La bollicina non è riuscita a “ripulire” la bocca dopo aver assaporato il salmone (tra la grassezza naturale del pesce e l’affumicatura).

Nel complesso ho trovato ottimo il Brutto come aperitivo, accompagnato da cibi piuttosto semplici e poco conditi.
Brutto-abbinamento

Il secondo assaggio, avvenuto qualche tempo dopo, consisteva nell’intorbidire il vino mescolando i lieviti all’interno della bottiglia.
Per fare questo era necessario prendere una nuova bottiglia, agitarla per bene fino a intorbidirla. In questo modo i lieviti hanno potuto entrare in circolo.

Vista la particolarità dell’azione compiuta ho anche immortalato il momento qui.
Forse ho agitato troppo la bottiglia :)

Anche in questo caso ho prima di tutto assaggiato il vino da solo.
Le caratteristiche di base del Brutto si sono riconfermate. Tranne per due aspetti.
Alla vista, ovviamente, il vino era più torbido rispetto al primo assaggio.
Al gusto, personalmente, ho avvertito un sentore amaro più spiccato. Sicuramente dovuto alla presenza dei lieviti.
Anche in questi casi non si può parlare di “difetti” , ma di specificità del vino proposto.

brutto

Come abbinamento, dato che il pesce l’avevo già provato, ho tentato con i salumi.
Sempre un aperitivo/antipasto. Ho scelto del prosciutto crudo di Parma, con all’interno della Philadelphia accompagnato da pane integrale caldo.

In questo caso, l’abbinamento mi è piaciuto un po’ di più. Il prosciutto non era molto salato, grazie anche al formaggio e al pane che gli hanno conferito una maggior dolcezza. Così, i sapori dei diversi cibi uniti al vino hanno ricreato un’armonia di gusto piacevole.

Brutto

E ora la domanda finale. Qual è il migliore?

Nonostante l’abbinamento più piacevole sia stato il secondo, ho preferito il primo metodo di assaggio senza la dispersione dei lieviti nel vino.
Non sono sicura che si tratti solo di gusto, ma potrebbe essere anche una questione di abitudine.

La difficoltà che molti hanno con vini di questa tipologia è infatti lo scontrarsi con un sapore diverso da quello al quale si è abituati. Altri addirittura hanno difficoltà con il colore. Vedendo “il torbido” come primissima cosa pensano a un vino di scarsa qualità. Niente di più sbagliato.

Infatti, come il Brutto ha dimostrato, esistono vini naturali decisamente buoni e facilmente abbinabili con il cibo.

Infine, non dimentichiamo una cosa importante. Se amate il vino, come me, potete berlo spesso senza preoccuparvi del mal di testa del giorno dopo. Questo proprio grazie al suo essere naturale, genuino e ricco di sali minerali.

Non male, non trovate?





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