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Iseldo Maule: l’Ancestrale Col Fondo

Di ancestrale passione racchiudo il fermento… di una vita il momento è il suono che sento! Esplosioni a sorriso… dipingo ogni viso! “Turbio”… a modo mio… questo sono io… ISELDO!

Con questa presentazione, decisamente originale, l’Iseldo ha fatto la sua comparsa sulla mia tavola.

Prima dell’assaggio qualche informazione sull’origine di questo vino.
Iniziamo dal nome, che non è stato dato a caso. Iseldo, infatti, era il “Commendatore“. Contadino partito con poco, che da solo è riuscito a guadagnarsi il meritato riconoscimento grazie al suo carattere e al suo lavoro.

In onore di questo nonno unico nel suo genere, l’azienda Maule, ha deciso di riproporre il suo vino usando lo stesso metodo che lui stesso aveva impiegato anni prima.

L’Iseldo viene prodotto da uve di Garganega e Durella, le quali vengono raccolte e pigiate delicatamente. Il vino base ottenuto viene lasciato riposare e maturare fino alla settimana Santa dell’anno successivo. Durante la luna di Pasqua viene imbottigliato a mano come faceva Iseldo (n.d.r.il nonno) ben 40anni prima e chiuso con il tappo a corona.

Il metodo di cui abbiamo accennato è il cosiddétto metodo ancestrale, grazie al quale viene sfruttato il leggero residuo zuccherino della prima fermentazione per sviluppare una leggera pressione in bottiglia.

Dopo qualche mese di affinamento è possibile, finalmente, degustare questo vino col fondo o, come lo definiva Iseldo, “vin turbio“.

Il fondo ne esalta il gusto, per questo motivo consigliano di degustarlo girando prima la bottiglia in modo da permettere ai lieviti di depositarsi equamente. Questo perché i lieviti gli donano carattere e raffinatezza.
Dopo averlo assaggiato posso dire che è così, ma attenzione agli abbinamenti con il cibo (leggete più avanti e capirete).

Il vino, a causa dei lieviti in dispersione, non si presenta cristallino o brillante (n.d.r. non viene chiarificato o trattato chimicamente!). In questo caso non possiamo considerarla una penalità, bensì una caratteristica intrinseca della tipologia. Detto ciò, il colore è di un bel giallo paglierino. Il perlage è persistente e abbastanza fine.

Al naso ho ricevuto la sorpresa più grande. Mi sarei aspettata di sentire soprattutto i lieviti (ovviamente) e, invece, la nota fruttata è quella che spicca di più su tutto e conferisce al vino una piacevolezza unica nel suo genere. Infine, anche il sentore di crosta di pane fa capolino e stuzzica il naso.

In bocca si conferma quanto visto. Le bollicine solleticano il palato e la nota fruttata, unita ai lieviti, lasciano il palato soddisfatto.

In generale un vino piacevole e dalla bollicina interessante. Il punto forte è senza dubbio il profumo, a mio parere. Anche senza assaggiarlo mi sembrava di assaporarlo goccia dopo goccia solo portandolo al naso. Infatti, prima di sorseggiarlo, ho aspettato un po’.

Prima dicevo di fare attenzione con gli abbinamenti. Sì, confermo.
Il vino è delicato e anche se la bollicina è buona, lo berrei come aperitivo oppure a pasto purché si tratti di cibo non troppo elaborati e grassi. Via libera a pesce bollito, crostacei (conditi con olio, limone e un filo di pepe) e pesce al forno.

Lo consiglierei? La risposta è sicuramente sì. Soprattutto a tutti coloro che si stanno avvicinando adesso al mondo dei vini col fondo.

Qui trovate un breve video della degustazione. Abbiate pietà, mi sto ancora dilettando con le riprese.
Al momento bere mi riesce meglio, ma migliorerò :)

Alla salute!





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